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Appunti italiani (1): Milano Centrale

Strano: mi restavano trenta minuti da aspettare per il treno in stazione, e sono andato a mangiare qualcosa nel café del corridoio della stazione di Milano Centrale - sempre questo sistema di "scontrini" che devi comprare prima, dando con anticipo quello che mangerai e beverai - nel mio caso, volevo un panino alla mortadella, ma non ce l'avevano. Ho finalmente preso quello col prosciutto, un macchiato e un bicchiere d'acqua frizzante, tutto per sette euro.

 

Al momento di dire quello che volevo alla cameriera, impossibile: non trovavo le parole.

 

Mi fa così quando sto fra varie lingue e che cerco di sceglierne una:  a volte non ce la faccio, tutto si blocca.

 

***

 

Belle, le librerie Feltrinelli nelle stazioni d'Italia! Quella di Milano, o piuttosto quelle (ce ne sono a tutti i livelli), ti danno voglia di comprare tutto, anche se il tutto è piuttosto composto di bestsellers... Poi, in vitrina, una grande fotografia della Magnani, Nannarella.

 

***

 

Il tempo è bellissimo, caldo senza essere soffocante, e mi rallegro di rivedere  il mare, pure l'Adriatico.

 

***

 

Avrei voluto comprarmi 'L'Espresso', ma poi non ho trovato il solito chiosco che c'era prima. Hanno modernizzato la stazione, che ha perso un po' la sua anima, se si può parlare d'anima per una stazione monumentale ed esemplare, una creazione del regime fascista negli anni trenta...

 

il fascismo aveva capito l'importanza dei simboli, e questi simboli - della creatività italiana, dello spirito d'impresa, della modernità, dell'industrializzazione... - sono sopravvissuti, perchè in fondo avevano la loro ragione di esistere ed erano anche, oltre la loro rappresentatività politica, ben concepiti, pratici, gradevoli, solidi, utili.

 

©Sergio Belluz, 2017, Il diario vagabondo (2017).

 

 

Milano Centrale.jpg



11/10/2017
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