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Appunti italiani (4): fritto misto e Pino Silvestre

...Bella siesta, bel pisolino, dopo un delizioso fritto misto (con piadina ed insalata verde, per l’illusione di mangiare sano) allo ‘Stuchin del Port’, una specie di tavola calda informale, dove il piatto si chiede in cassa, si paga – nel mio caso undici euro per un « cono piadina-gamberi-calamari-insalata » e un litro d’acqua frizzante -, si da il nome, e si aspetta al posto che si chiami il cliente.

 

Ognuno apparecchia da solo, si prende il pane che vuole, l’olio, l’aceto-sale-peppe e si prepara a succhiarsi le dita quando il « Sergio » sonoro risuona sul megafono.

 

Sono in questa bellissima ‘Baia Flaminia’, dal nome romano, una specie di resort nel nord di pesaro.

 

E, preso il macchiato, ci si ritorna al lettino ed all’ombrellone, la pancia saziata, si dorme di nuovo profondamente prima di affrontare, alla sera, una grande opera del maestro Rossini.

 

Evviva le vacanze.

 

***

 

Il nome del ristorante di questa tavola calda, cioè ‘Lo Stuchin del Port’, viene d’un personaggio popolare di Pesaro, un po’ stupido, che viveva nel porto e che tutti conoscevano.

 

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L’ho ripreso, questo bus che ti porta gratis al Centro Commerciale Rossini, un po’ fuori del centro di Pesaro. Tra l’altro, si trova proprio al lato del Adriatic Arena, dove presentano le grandi produzioni del festivale Rossini.

 

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Stammatina, sono andato a fare il bagno alla cosidettta ‘spiaggia libera’ (cioè gratis) , vicino all’albergo ‘Continental’, a cinquanti metri.

 

La spiaggia sono in realtà alcuni metri quadrati di sabbia non mantenuta, e di questi metri quadrati la maggior parte è occupata da venditori di spiaggia, neri tutti, e non dal sole, che vendono false borse Gucci, Versace o Chanel a turisti italiani, anzi turiste che fanno lo shopping di vacanza... Insomma, la metà della spiaggia è diventata un bazar, un souk, un mercato per il settore ‘informale’ (cioè povero).

 

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Avevo voglia d’un profumo e sono andato al Douglas locale (il Douglas è una catena inernazionale).

 

Mi piacciono i profumi semplici, quelli che si trovano nei supermercati, tipo ‘Pino Silvestre’, colla sua bottiglia in forma di pino, sempre mi ricorda mio padre che, ad un certo punto (ero piccolo) ne metteva. È anche, forse, un ricordo di questi falsi pini verdi odoriferi che si mettevano nelle macchine.

 

Non ho trovato il ‘Pino Silvestre’, ma ho trovato uno dei miei profumi, il classico ‘Paco Rabanne’ per uomo, che ho portato molti anni, alternando con un ‘Vetiver’ di Cacharel che non esiste più oramai (il ‘Vetiver’ d’inverno, il ‘Paco Rabanne’ d’estate). La piccola bottiglia costa sui sessanta euro...

 

Sono anche passato dal OVS (Oviesse). Mi piace questa catena, che ho visitato parecchio a Venezia, sul Lido – hanno anche una caratteristica, certi blù molto italiani (un blù violaceo, che si trova anche su certi prodotti cosmetici).

 

***

 

Mi piace la parola ‘borseggiatore’ per il pickpocket : rende bene il lato professionale della faccenda.

 

©Sergio Belluz, 2017, Il diario vagabondo (2017).

 

 

fritto misto.jpg

 

Pino silvestre.jpg



11/10/2017
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