sergiobelluz

sergiobelluz

Oriana Fallaci, sulla schiavitù umana.

« Insieme a quelle schiavitù, conoscerai quelle imposte dagli altri e cioè dai mille e mille abitanti del formicaio. Le loro abitudini, le loro leggi. Non immagini quanto siano soffocanti le loro abitudini da imitare, le loro leggi da rispettare. Non fare questo, non fare quello, fai questo e fai quello... E se ciò è tollerabile quando vivi tra brava gente che ha un’idea della libertà, diventa infernale quando vivi tra prepotenti che ti negano perfino il lusso di sognarla, la libertà : realizzarla nella tua fantasia. Le leggi dei prepotenti offrono solo un vantaggio : ad esse puoi reagire lottando, morendo. Le leggi della brava gente, invece, non t’offrono scampo perché ti si convice che è nobile accettarle. In qualsiasi sistema tu viva, non puoi ribellarti alla legge che a vincere è sempre il più forte, il più prepotente, il meno generoso. Tantomeno puoi ribellarti alla legge che per mangiare ci vuole il denaro, per dormire ci vuole il denaro, per camminare dentro un paio di scarpe ci viole il denaro, per riscaldarsi d’inverno ci vuole il denaro, che per avere il denaro bisogna lavorare. Ti racconteranno un mucchio di storie sulla necessità del lavoro, la gioia del lavoro, la dignità del lavoro. Non ci credere, mai. Si tratta di un’altra menzogna inventata per la convenienza di chi organizzó questo mondo. Il lavoro è un ricatto che rimane tale anche quando ti piace. Lavori sempre per qualcuno, mai per te stesso. Lavori sempre con fatica, mai con gioia. E mai nel momento in cui ne avresti voglia. Anche se non dipendi da nessuno e coltivi il tuo pezzo di terra, devi zappare quando vogliono il sole e la pioggia e le stagioni. Anche se non ubbidisci a nessuno e il tuo lavoro è arte cioè creazione, liberazione, devi piegarti alle altrui esigenze o soprusi. Forse in un passato molto lontano, tanto lontano che se ne è smarrito il ricordo, non era così. E lavorare era una festa, un’allegria. Ma esistevano poche persone a quel tempo, e potevano starsene sole. Tu vieni al mondo dopo millenovecentosettantacinque anni la nascita di un uomo che chiamano Cristo il quale venne al mondo centinaia di migliaia di anni dopo un altro uomi di cui si ignora il nome, e di questi tempi le cose vanno come t’ho detto. Una recente statistica afferma che siamo già quattro miliardi. In quel mucchio entrerai. E quanto rimpiangerai il tuo sguazzare solitario nell’acqua, bambino ! »

 

Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato (Milano : Rizzoli, 1975).

 

 

1975 Fallaci Oriana Lettera.jpg



08/12/2015
0 Poster un commentaire

A découvrir aussi


Inscrivez-vous au blog

Soyez prévenu par email des prochaines mises à jour

Rejoignez les 60 autres membres